english
 
 

Il primo collezionista di fotografie è stato John Ruskin, nella seconda metà degli anni Quaranta dell'Ottocento, e iniziò questa avventura proprio in Italia, specialmente a Venezia, dove soggiornò a lungo per studiare arte e architettura.

La dagherrotipia gli offrì subito inedite possibilità di analisi del reale, consentite da quelle 'piccole gemme' - Ruskin chiamò le immagini dagherriane, ottenute su specchianti lastre di rame placcato d'argento - che leggevano fedelmente i dettagli più misteriosi, altrimenti indecifrabili e non egualmente trascrivibili neppure dal più abile disegnatore.

Ma quel tipo di collezionismo, - fotografie intese esclusivamente come documentazione rigorosa del reale,- ben presto si alimentò di un altro, più intimo e astratto piacere, quello offerto dall'opera fotografica nella sua specifica bellezza, superando o integrando le applicazioni funzionali, riferite alla mera riproduzione.

A questa testimoniante trascrizione, si riferiscono tuttora molti studiosi d'arte - basti ricordare, in Italia, Corrado Ricci, Iginio Supino, Bernard Berenson, Roberto Longhi, ecc., e oggi, forse, persino Vittorio Sgarbi,

che considerano la fotografia soprattutto nella sua iconografia, che consente di studiare a tavolino opere disperse nei più lontani Musei, perchè la fotografia, osservava con l'entusiasmo dello studioso d'arte Corrado Ricci nel 1905, "mantiene e sottopone a ogni necessità forme che la memoria avrebbe obliato".

La bellezza della fotografia, il suo fascino oggettuale che spesso è d'opera d'arte, va ben oltre questa ovvia e sia pure rilevante qualità di referente testimonianza visiva della sua storia sociale, oltre che estetica e tecnica, basti pensare a Joseph Maria Eder, Raimond Lècuyer, Helmut Gernsheim, André Jammes... che, da iniziali collezionisti, hanno prodotto studi fondamentali su quest'arte-scienza, proprio in conseguenza della loro passione, non speculativa e fine a se stessa, ma con lo scopo anche protettivo di un prodotto culturale fondamentale della contemporaneità.

Un particolare ringraziamento al Professor Italo Zannier ( Venezia ), per la lettura della collezione; alla Dottoressa Silvia Berselli ( Milano ), per i restauri e l'attribuzione delle tecniche; ad Alberto Petrò per la catalogazione e per la ricerca dei siti internet collegati.

 
Sei il visitatore n. 3873